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El-Hajj Malik El-Shabazz (Malcolm X)


"Islam, rivoluzione e razzismo"


di Federica Mereu

 

VII

 

Diritti umani e internazionalizzazione del movimento nero

Con Malcolm X il movimento nero fece due importanti salti di qualità rispetto agli altri leader del movimento nero:

 - 1 - Uno dei principali impegni di Malcolm X fu quello di portare la lotta per i diritti civili ad un livello più alto, quello dei diritti umani.


Nel 1948 l’Assemblea Generale dell’ONU aveva adottato la “Dichiarazione Universale dei diritti umani” che proclamava i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali di “tutti i membri della famiglia umana”; Malcolm X intendeva sollevare il caso della sistematica violazione dei diritti umani di ventidue milioni di Afro-Americani di fronte alle Nazioni Unite e denunciare la negazione dei loro diritti civili, il genocidio, la discriminazione, lo sfruttamento economico e la congiura politica; egli intendeva trascinare i Governo Americano al cospetto di un tribunale mondiale dove avrebbe dovuto spiegare perché, in un paese cosiddetto libero e democratico, i neri non erano trattati come esseri umani.

“Finché si combatte per i diritti civili...si resta entro i limiti giurisdizionali della zio Sam. Nessuno che non viva in questo paese può levare la sua voce in vostra difesa...(perché) rientrano negli affari interni degli Stati Uniti. Tutti i nostri fratelli dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina non possono...interferire negli affari interni di questo paese...” [Giammanco 1994: 143].


 - 2 - Malcolm X aveva internazionalizzato il movimento nero. Insisteva sull’importanza e sulla necessità di assumere una prospettiva allargata e di pensare su scala internazionale la politica dei neri americani e la loro lotta contro il razzismo, la segregazione, l’oppressione. Il razzismo era lo stesso, al centro e alla periferia del dominio imperialista. “Congo è come Mississipi. Lo stesso uomo che ci ammazza nel Congo, ci ammazza nel Mississipi” (Malcolm X).


In un’intervista del Gennaio 1965, un mese prima di essere ucciso, Malcolm dichiarò:

“…quando i ventidue milioni di neri americani arrivano a comprendere di essere oppressi allo stesso modo (di altri) popoli...allora si affronta la questione come una maggioranza che è in grado di esigere, e non come una minoranza che è costretta a chiedere l’elemosina. Non dimentichiamoci che i popoli oppressi di questa terra sono la maggioranza!...” [Giammanco 1994: 318-319].


Malcolm X invitava gli Afro-Americani ad ampliare la propria prospettiva, creando un collegamento con le lotte di liberazione dei popoli africani e asiatici. A livello internazionale le nazioni africane, asiatiche e arabe formavano un blocco che era quasi impossibile combattere. 


Fu questo blocco ad iniziare il movimento di indipendenza tra i popoli oppressi di tutto il mondo. Il primo incontro si tenne alla Conferenza di Bandung nel 1955. Nel 1961 venne sancita ufficialmente la nascita del “Movimento dei non allineati” che appoggiava tutte le lotte per la liberazione e l’indipendenza e mirava alla riforma dell’ordine economico internazionale [cfr. ibidem: 229].

“Oggi, il 1964, qualsiasi esplosione razziale che si verifichi in America non può più restar confinata entro questo paese, ma è probabile che diventi la miccia che fa saltare tutta la polveriera...A centinaia di migliaia, oggi, i nostri fratelli hanno perso la pazienza, voltano le spalle al vostro nazionalismo bianco, che voi chiamate democrazia, per seguire la politica combattiva e contraria ad ogni compromesso del nazionalismo nero...

Il 1964 segnerà un’evoluzione della rivolta negra che gradualmente entrerà a far parte della rivoluzione nera mondiale cominciata intorno al 1945...Le rivoluzioni rovesciano i sistemi e non esiste su questa terra sistema più corrotto, più criminale di questo che ancora oggi...tiene in una condizione coloniale...ventidue milioni di Afro-Americani. Non esiste sistema più corrotto di questo che si atteggia a esempio di libertà e democrazia, si presenta a tutti gli altri popoli con la pretesa di imporre la loro forma di governo…” [Giammarco 1994: 163/174].

 

 

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